Il costo medio unitario per la sola materia energia è calcolato sul rapporto tra i kWh fatturati e le altre voci della spesa materia energia. Per questo non va confuso con il solo costo al kWh del piano tariffario scelto (costo dell'energia). Infatti, le spese per la materia energia comprendono tutti quei costi relativi alle attività svolte da Tate per l’acquisto e la fornitura della tua energia elettrica. Queste sono composte da una quota variabile e una fissa.

La quota variabile è composta da:

  • costo dell’energia, che dipende dalla tariffa Tate scelta: variabile o fissa; 

  • perdite di rete, che vanno a coprire i costi delle perdite di energia che capitano inevitabilmente durante il trasporto di energia verso l’abitazione;

  • dispacciamento, che serve a mantenere il sistema di energia elettrica costante. Così si garantisce l’equità tra l’elettricità per i consumi finali e quella immessa dagli impianti produttivi. Questo prezzo è aggiornato ogni tre mesi dall'Autorità che regola il mercato.

La quota fissa invece include le seguenti voci:

  •  componente PCV (Prezzo Commercializzazione Vendita) un costo stabilito dall’Autorità che regola il mercato. La PCV è calcolata sulla base della spesa media affrontata dai fornitori del mercato libero, come Tate, per coprire il costo di rifornimento del cliente. La voce è sempre presente in bolletta e non dipende dal consumo;

  • componente di dispacciamento (Dispbt), è in valore negativo (quindi a credito del cliente) e serve per restituire la differenza tra il gettito della componente “PCV” e i costi di gestione commerciale sostenuti dai fornitori del servizio di maggiore tutela. La voce è sempre presente in bolletta e non dipende dal consumo;

  • quota mensile di Tate di 0,95 €/mese per ogni kW di potenza impegnata del tuo contatore. Quindi per un contatore medio (solitamente 3 kW) è pari  2,85 €.

Ecco dunque perché il costo medio della materia energia ti appare più oneroso rispetto al costo della tariffa scelta per l'energia. 

Inoltre l'ARERA ha deciso però di togliere il costo medio unitario principalmente perché è stato ritenuto un dato fuorviante per confrontare tariffe diverse. In soldoni, questo è dovuto al fatto che, comprendendo le bollette anche dei costi fissi (sempre stabiliti dall’ARERA e per la maggior parte non di competenza del fornitore) il costo medio tende a diminuire all’aumentare del consumo, in quanto questi costi fissi sono "spalmati" su un consumo più alto. Questo dato diventa quindi utile per confrontare tariffe diverse solo se si mettono a confronto due bollette con consumi uguali o quasi, mentre è inutile in tutti gli altri casi.

Per conoscere tutti i costi presenti in una bolletta di energia elettrica clicca qui.

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